INTERVENTO DI STEFANIA CRAXI
e presentazione del suo nuovo libro





Gli altri interventi saranno pubblicati a breve

Cari amici, compagni
questo convegno è dedicato all'illustrazione del libro che ho scritto con la valida collaborazione
di Rossana Pace. E' un libro che raccoglie la narrazione dell'esperienza vissuta da donne,
madri, mogli, figlie, coinvolte nella bufera di tangentopoli a causa dei loro uomini.
Storie in cui le sofferenze si accompagnano al coraggio, alla forza necessaria per non
lasciarsi sopraffare dall'ingiustizia, dalla diffamazione, dalla malvagità.
Le donne che ho incontrato, le cui storie ho raccontato, mi hanno dato in questi anni
il coraggio per continuare a parlarne, per denunciare ciò che è avvenuto e che ancora avviene
per raccontare la storia della via giudiziaria al potere (25 mila avvisi di garanzia,
5 mila indagati, 4525 persone in carcere, 3175 richieste di rinvio a giudizio cui hanno
composto solo alcune centinaia di condanne e migliaia di procedimenti rivelatasi infondati).
Bettino Craxi è tra le vittime più illustri di questa via giudiziara al potere intrapresa
dall'allora PDS quando ancora nessuno ne parlava.
Quando penso ai processi subiti da mio padre, con le testimonianza a discarico mai ammesse,
le testimonianza false fatte sotto interrogatorio al PM e mai confermate nella aule giudiziarie,
quando penso che Craxi non poteva non sapere, mentre Occhetto e D'Alema nulla sapevano
nulla vedevano, neanche i miliardi di Gardini archiviato per l'incapacità di stabilire
chi, a Botteghe Oscure, l'avesse ricevuto, quando penso alla stanza dei segreti di Botteghe
Oscure posta sotto sequestro giudiziario, rotti i sigilli, svuotata d'ogni contenuto senza che nemmeno fosse aperto un fascicolo contro ignoti, mi sento ancora ribollire il
sangue dall'indignazione. Quando crollò il muro di Berlino cosa fece il PCI per
cambiare? Mutò nome e basta senza nemmeno avere il coraggio (non ce l'ha nemmeno oggi)
di mettere la parola socialismo nella nuova denominazione. Non un ripensamento della propria
storia, non una denuncia degli errori commessi, non un atto di umiltà, non un passo fuori
da quel "doroteismo conservatore" che, è ancora la sostanza che lo regge, non un atto
di verità. Tutt'altro, hanno fatto fare una capriola alla storia e sotto il muro ci è andato
chi aveva scelto l'Occidente, la parte giusta. E ancora oggi Violante vuol capovolgere anche la storia
di Mani Pulite. Ha detto che la politica, i partiti, hanno sbagliato perchè si sono fatti
annientare dalle procure senza reagire. Facendo finta di non sapere che è stato lui,
il suo partito, con i noti compagni di viaggio che le hanno armate. E' questo l'ennesimo atto
di trasformismo in puro stile stalinista.
Dopo quasi 13 anni dobbiamo ancora accontentarci delle poche parole pronunciate da Emanuele
Macaluso che ha accusato i suoi compagni di partito di avere lasciato ai magistrati
"il lavoro sporco" di criminalizzare socialisti e democristiani e di annientare le loro
organizzazioni. E' così anche fra i magistrati. Non uno che abbia almeno ammesso di avere ecceduto
negli avvisi di garanzia o nella carcerazione preventiva. D'Ambrosio, il vice di Borrelli
non perde occasione per glorificare il passato. Oggi collabora all'Unità e aspetta di entrare
in Parlamento con i Ds. Per tutti gli altri parla Di Pietro, cui è lasciato il monopolio
della difesa dell'irruzzione della magistratura nella politica, che non perde occasione
per ricordare che i socialisti "ingrassavano le proprie tasche".
Se non torniamo sul terreno politico più generale, il quadro non cambia. La verità
non conquista spazi nuovi. Lasciamo perdere leghisti ed ex missini, la responsabilità
non è la loro, hanno solo colto al balzo la possibilità di trarre un vantaggio politico
del crollo della Prima Repubblica.
Ma i ds, che dicono di essere riformisti, eredi del riformismo italiano che cosa hanno
fatto per legittimare l'occupazione (fallita) del terreno proprio del Psi di Craxi? Fassino,
nel suo citatissimo libro "Per passione" non dice che Craxi aveva ragione e Berlinguer
torto: dice semplicemente che Craxi stava vincendo e che Berlinguer ha fatto in tempo
a morire prima di ricevere il colpo del ko.
Di Craxi ha osato solo pronunciare il nome, unendolo alla grande schiera dei leaders del
socialismo. E D'Alema, quando dice "tra socialisti e comunisti ci sono di mezzo gli anni
ottanta", cioè gli anni in cui il socialismo riformista trionfa sul comunismo che chiude
la sua storia col crollo del muro di Berlino, non dice forse implicitamente che i
comunisti, per quanto ex, non potranno mai diventare riformisti?
La verità è un'altra. Oggi i Ds sono un partito Cooperativa, con un ampia offerta per il
variegato mercato della politica, con un "menù a la carte", come lo descrive Barbara
Spinelli, nel suo stupendo saggio "Il sonno della memoria". Negli scaffali e nei corridoi
della Coop c'è di tutto: Togliatti, Berlinguer, Kennedy, Zapatero e Blair, il pacifismo
e la guerra nel Kossovo, il garantismo verso gli amici e il giustizialismo verso i nemici, il
moralismo contro chi ancora non è stato riabilitato. Basta scegliere. Ora, nello scaffale
basso in fondo ad un corridoio periferico, vogliono metterci anche Craxi, ma un Craxi OGM,
transgenico, il Craxi modernizzatore degli inizi, che però si sarebbe perso in un accordo
di potere con Andreotti e Forlani. Un Craxi inventato da chi, come D'Alema, riduce il
craxismo che destrutturò il comunismo di Berlinguer, a potere e affarismo. Giustificano così,
che mentre Craxi faceva opera di ragione politica, per arrivare a superare le divisioni
a sinistra, loro approntavano le procure e il processo sommario che il leader socialista
non poteva nemmeno immaginare come la più remota delle possibilità nella democrazia italiana
in cui credeva. Il libro che presentiamo parla di oggi, non di ieri. E' un atto di accusa
contro il morbo che pervade la sinistra postcomunista e cattolica, il moralismo militante
che si traduce, troppo spesso, in un moralismo militare: il giustizialismo.
Sono gli strumenti con i quali ieri, oggi, domani, i catto-comunisti con la complicità
dei socialisti della sottomissione, della finanza di stampo azionista e dei soliti
gruppi industriali, combattono i loro nemici. Lo hanno fatto con Saragat e il suo partito,
con Craxi e il Psi, con Andreotti e Forlani e la Dc, con Berlusconi e Forza Italia e,
infine, con Fazio.
Mi si chiede di archiviare Mani Pulite e guardare al futuro, che sarebbe a sinistra.
Questo è un imbroglio. Prima di tutto perchè se si vuole davvero archiviare Mani
Pulite, occorre prima archiviare Violante, Veltroni, D'Alema, il Prodismo (la malattia
senile del comunismo senza il comunismo), la magistratura militante.
Poi perchè se noi archiviamo Mani Pulite legittimiamo la pretesa di seppellire Craxi e i
cattolici liberali sotto il cumulo delle infamie che sono state scommesse contro di loro.
Significa distorcere la storia con la pretesa di collocare il riformismo socialista
e il cattolico lì dove non è mai stato.
Il riformismo ha scritto pagine importanti solo quando ha funzionato il confronto
costruttivo e l'alleanza politica innovativa fra i cattolici liberali e i riformisti.
E' stato così all'inizio del secolo scorso, all'inizio della seconda rivoluzione industriale;
è stato così dopo la seconda guerra mondiale; è stato così negli anni 80, così all'alba del nuovo millennio.
Nessuno dei protagonisti di questa storia (Turati, De gasperi, Saragat, La Malfa, Craxi) appartiene
a quella dei sedicenti riformisti italiani.
Al contrario, questi grandi uomini sono stati odiati, demonizzati, combattuti da chi oggi
vorrebbe, senza storia, ragione, verità, raccoglierne l'eredità.
L'attuale centrosinistra appartiene ad un'altra storia, che ha atttraversato il secolo, parallela
ed opposta a quella delle riforme, del progresso, della civiltà.
E' la storia di chi, in Europa, ha scommesso sul passato, e non sul futuro; di chi, stupidamente
ha pensato di contrapporre una Europa burocratica, vecchia e stanca alla Gran Bretagna e agli
Stati Uniti d'America; di chi ha diviso l'Occidente indebolendolo nella sfida globale.
Rivendico la passione con cui intendo continuare la mia battaglia per la verità, per un paese
libero e civile, per il futuro.
La mia battaglia per la verità non è una battaglia di retroguardia, un'ostinazione per una
corretta lettura di fatti oramai passati. E' invece proprio il contrario, una battaglia
per il futuro perchè se non si riconosceranno la responsabilità dei Ds nel declino
civile, politico ed economico del Paese, la genesi criminale del potere di oggi godono,
non ci sarà mai una sana vita democratica, la sinistra italiana non potrà mai essere
riformista, non potrà mai essere la forza determinante della stabilità della democrazia
italiana. Non sono solo io a vedere la confusione che regna a sinistra.
Distrutto il psi, la sinistra di origina comunista è quel miscuglio di tutto e di niente
mirabilmente descritto da Barbara Spinelli. Divisa in dieci pezzi, senza un retroterra culturale,
senza un'idea vincente e convincente; un'entità inconsistente che può essere tranquillamente
invitata a uscire dal socialismo e ad abbandonare l'Internazionale come ha fatto Rutelli,
senza che nessuno abbia gridato allo scandalo.
E' dunque una battaglia di verità che riguarda il futuro di tutti noi. E io voglio
qui denunciare l'enorme responsabilità che ha assunto la grande stampa italiana
e i loro ricchi padroni nel fiancheggiare la lotta di prodi e Bertinotti, con il codazzo
di Fassino e Rutelli contro la casa delle libertà che, pur tra errori e ingenuità
politica, resta un baluardo delle istanze liberldemocratiche e liberalcristiane. Il"Corriere
della Sera", dopo essere stato il protagonista numero uno della campagna scandalistica
che ha accompagnato tangentopoli, è ora trasformato in una specie di organo ufficiale
di Prodi e dei suoi alleati, alla faccia del "terzismo" del suo direttore Paolo Mieli
e della amata tradizione liberale. La "Stampa" di casa Agnelli, per mettere le vele al vento
che tira, ha addirittura liquidato il direttore, il moderato Marcello Sorgi per affidarsi
a Giulio Anselmi.
"Repubblica" mantiene al comando più che mai Ezio Mauro. Insomma la squadra che, come ha riconosciuto
l'ex caporedattore di "Repubblica" in un'interrvista al "Foglio" di qualche anno fa,
alimentava la piazza mediatico-giustizialista di Mani Pulite orientando le campagne d'odio
contro Craxi si è ricomposta contro Berlusconi e Fazio. Non basta, adesso reclamare anche
un microfono per Santoro, Biagi e compagnia cantante.
Le idee liberali non albergano in questa sinistra, nessun incontro è possibile
con chi non ha neanche il coraggio di presentarsi con la propria faccia, ma con quella
di un ex democristiano integralista, nemico del riformismo che si è distinto nella storia del nostro
paese per aver svenduto le aziende di Stato agli amici o tutt' al più per aver partecipato
ad una seduta spiritica. Fintanto che i post-comunisti sono ancora i figli di Berlinguer
e i padri di Tangentopoli, finchè la principale scuola quadri dei Ds vive dentro la
magistratura italiana, finchè questa sinistra vive ancora nella presunzione della loro
superiorità morale, non sarà mai più la sinistra che io porto nel cuore.
La mia scelta è quella di una piattaforma che mi consente di parlare liberamente perchè tangentopoli,
non sanata, non espiata è ancora fra noi e non uno dei suoi nefasti influssi ha avuto
rimedio: la distruzione delle forze che reggevano l'unica forma viva delle cultura
italiana, il liberalismo nelle sue versioni laico, socialista, cattolica; il conseguente
degrado della politica italiana ridotta a rissa e lotta di potere; l'uso politico della
magistratura che dovrebbe essere imparziale ed indipendente; l'introduzione nel
linguaggio politico della menzogna sistematica.
Per questi valori, contro i veleni che hanno distrutto nel cuore degli italiani la passione
per la poltiica, ridotta a tifo e rissa da stadio, io continuerò a battermi senza posa.
Il libro che ha dato occasione al nostro incontro è un simbolo. Le sue storie potrebbero
essere mille, potrebbe continuare per mille pagine.
Un lungo capitolo è dedicato alle "donne di Salerno". Sono cinque storie legate a
una sola vicenda, rivelatasi del tutto infondata ma che è servita a spazzare via
l'intera classe politica che dirigeva il Comune e ad aprire la strada al potere degli ex comunisti.
Protagonista principale Vincenzo Giordano, sindaco socialista della città, arrestato a
maggio del '98, interrogato una sola volta dopo tre giorni di carcere, detenuto in
isolamento per altri 53 giorni al solo scopo di indebolirlo, prostrarlo, indurlo
a raccontare qualche cosa che magari non riguardasse lui direttamente ma compromettesse
almeno qualche altro esponente politico.
Le donne di Salerno sono le mogli di queste vittime di mala giustizia. Le loro storie
si confondono. Per tutte dieci anni di tribolazioni fino all'assoluzione finale
"perchè il fatto non sussiste". Levataccia alle quattro, alle cinque, il giorno di visita,
per guardare in faccia il proprio uomo non prima delle 11. L'umiliazione della perquisizione
personale. Lo sforzo di apparire serena per indurre il marito a non abbattersi, a mangiare
ad avere fiducia. Per tutte la gogna dei giornali, e delle TV locali; le difficoltà
economiche, le ristrettezze, i delitti; il calvario, una volta finito il carcere, per far
rientrare qualche soldo in famiglia perchè, da inquisito, non basta essere stato un buon
sindaco, uno stimato architetto e un ricercato professionista.
Noi non vogliamo dimenticare. Il sonno della memoria priva i popoli delle loro esperienze
più vive, più tragiche, guida il corso della storia verso sentieri oscuri, difficili, dolorosi.
In questo libro ho voluto raccontare e ricordare una storia che ha devastato la mia famiglia
migliaia di famiglie italiane, è la storia di uomini che hanno perso l'onore, il lavoro,
qualcuno la famiglia, e qualcuno anche la vita. E' la storia delle loro donne.
L'ho scritta non con il linguaggio del rancore ma con quello della verità perchè
è in me forte la convinzione che solo la verità sul passato può dare garanzie di cambiamento
per il futuro.

è una realizzazione editoriale THE MOMENT