INTERVENTO DELL'ARCHITETTO MARIO DI SESSA



L'architetto Di Sessa ha voluto fare delle riflessioni circa la pianificazione
territoriale in riferimento alla famosa legge 42, in tal caso il piano
territoriale di coordinamento aveva già uno spazio giuridico.
Le pianificazioni vaste hanno trovato difficoltà rispetto ai piani urbanistici comunali.
Se è vero il dato fornito dall'onorevole è anche vero che dei piani territoriali
di coordinamento se ne è parlato troppo poco.
E considerare una possibilità di intervenire sul territorio senza avere un riferimento delle
grandi linee attraverso le quali si deve portare lo sviluppo e la crescita di una città
a maggior ragione le difficoltà si determinano allorquando il superamento dei
limiti che appartengono proprio ai territori comunali entrano in un'area
più vasta e quindi si affaccia a livello regionale e provinciale".
L'intervento dell'architetto Di Sessa ha fatto riferimento al ritorno in prima linea
dei piani di coordinamento e non ha sottratto lo spazio linguistico al problema
dell'agro nocerino-sarnese dove oramai gli spazi territoriali possibili e praticabili
sono consumati. Per questo motivo, secondo Di Sessa, si sta cercando di recuperare
il fabbisogno abitativo affinchè l'usura continua dell'edificazione possa avere
una inversione e quindi tendenzialmente a salvaguardare il territorio agricolo.
Sempre dell'agro-nocerino-sarnese, Di Sessa ha precisato che è difficile stabilire
una linea di demarcazione precisa per quanto riguarda la divisione del territorio
a causa del vicinato cittadino, che è stato sempre una caratteristica territoriale
della zona. "La vicinanza non può determinare una visione comprensoriale del territorio.
E' uno degli aspetti carenti in questa legge, è necessaria una sorta di rivisitazione
di questa realtà per poter far capire come questo taglio del piano comprensoriale
sia l'elemento significativo capace di calarsi concretamente in questa realtà comprensoriale.
Se questo dovesse essere il principio sul quale io ritengo che al di là delle semplici enunciazioni
meriterebbero qualche riflessione in più, probabilmente supereremmo il grosso sforzo



di difficoltà di dotare i comuni di piani urbanistici comunali per passare subito
alla parte successiva dei piani urbanistici attuativi.
Questo principio creerebbe la condizione di restringere i tempi, di redazione della
strumentazione con la possibilità reale di rapportarsi concretamente con quelle che
sono le esigenze proprie dei vari comuni all'interno dei quali territori non ce ne sono
più. E' una delle condizioni riprese in fase di discussione ai piani perchè mi pare che
possa creare una ipotesi concreta di fattibilità e quindi di superamento di quelli
che sono determinati limiti che vengono posti nella redazione degli strumenti urbanistici
comunali. L'altra questione è la coesistenza di due principi che ritengo uno opposto
dell'altro, da una parte c'è l'urbanistica perequativa e dall'altra la persistenza dello
zooning (legge 42, 765, legge regionale 14). Sono due condizioni pianificatorie opposte,
perchè mentre nella prima si suddivide ancora il territorio per aree, e quindi l'intervento
è subordinato alla diversità di indicazioni soggette a trasformazione urbanistica, questo
crea la condizione che dall'altra parte viene denunciata una delle grandi difficoltà,
dei regimi vincolistici alle aree soggette ad attrezzature. E questo perchè? L'ipotesi
più logica è che se le amministrazioni hanno trovato difficoltà nell'imporre
ma per esigenze, la indicazione di aree destinate ad attrezzature perchè erano quelli i dati
fissati da una norma più generale (legge 14), ha creato anche notevole torto ai cittadini
che si sentivano sottratti da una loro giusta rivendicazione della propria proprietà
a discapito di altri di verificare come quella stessa situazione di partenza si è potuta
trasformare in una situazione di equa parità, dall'altro dove si creava il divario
con una condizione fondamentale che era quella di rendere edificabile un'area.
Se questo è uno degli elementi negativi io credo che il principio della perequazione
possa salvaguardare il criterio dell'equa parità. Sostanzialemnte è un problema
di giustizia equa che non vede più da una parte i privilegiati e dall'altra i non privilegiati.
Come si arriva a questo risultato? Il riferimento dell'urbanistica perequativa
è il comparto edificatorio. Il territorio non viene suddiviso in zone ma in comparti.
All'interno dei comparti non vale più il principio del lotto da destinare ad attrezzature
ma diventa prevalente la possibilità di individuare nel proporzionamento complessivo
del comparto gli spazi che devono essere destinati ad attrezzatture o a strutture
del tipo, residenza pubblica. In buona sostanza si rimarca quella che è la buona esperienza
già fatta abbondamente sia con i piani particolareggiati che con i piani convenzionati.
Laddove si supera il discorso della individuazione dell'area e dello spazio destinato
ad attrezzature quest'operazione viene fatta per superare il regime vincolistico con una
logica che appartiene al princio dell'intervento diretto che i privati possono fare
nel momento in cui quell'area individuata sia suscettibile a trasformazione.
Mentre in precedenza si determinavano delle difficoltà per quanto riguarda la possibilità
di interventi indicatori, oggi con le norme nuove nell'avviare il principio dell'urbanistica
perequativa è sufficiente il 51% a dettare le condizioni per superare questo grosso ostacolo.
E' un fatto di grande rilevanza, è una convinzione che tende a snellire la procedura attuativa
che mette insieme due aspetti fondamentali: 1) ridimensionamento della proprietà che si rapporta
al valore del terreno 2) rateazione del vincolo che è di 5 anni, dove indennizzare
i proprietari".
Inoltre Di Sessa ha sollevato un altro problema cioè che in passato i comuni
dell'agro-nocerino-sarnese venivano obbligatoriamente fatti passare nel territorio della costiera
amalfitana, questo passaggio non è stato mai chiaro ma quello che è importante infine
per Di Sessa è la certezza della realizzazione di un piano. Con questa legge la redazione
di un piano è massimo di 12 mesi. Quindi i tecnici e gli amministratori possono
subito velocizzare le loro operazioni di carattere tecnico ed amministrativo rispetto
al passato.

è una realizzazione editoriale THE MOMENT